La paura delle mamme

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Quando sono diventate madre, un mondo sconfinato di emozioni è emerso nel mio cuore: gioia, eccitazione, sorpresa, ma anche rabbia, tristezza, disperazione, e soprattutto paura.

La paura del principiante, la paura delle responsabilità, la paura del confronto, la paura dell’inadeguatezza, la paura della morte, la paura di vivere.

Credo che ogni mamma abbia provato paura e terrore nella propria vita, una paura che ti entra dentro e spesso ti paralizza. Dietro la paura emergono altre emozioni come la rabbia che si scatena come reazione alla paura di qualcosa.

Per me la rabbia è un’amica/nemica di vecchia data che dopo la nascita dei miei figli mi ha invaso totalmente generando non pochi sensi di colpa. Dopo aver provato a combatterla con tutte le mie forze, dopo averla rifiutata, analizzata, scomposta, mandata al diavolo, ho capito che è necessario accoglierla, lasciarsi attraversare da essa. Spesso la mia rabbia nasce dalla paura: la paura di perdere il controllo della situazione, la paura che i miei figli si facciano male o possano morire, la paura di perdere l’immagine di me stessa che cambia quando noi reagiamo in modo diverso alle cose, ma non è detto che questa cosa, se pur molto utile possa effettivamente andarci bene, spesso anche le parti più dolorose di noi vengono conservate gelosamente perché sono parti conosciute e l’ignoto ci spaventa di più del conosciuto.

Come fare quindi a convivere con la paura? Quando la paura bussa apri la porta. Falla entrare, ascolta ciò che ti dice, non si può stare bene senza passare dal male.  La sofferenza esiste e va attraversata. Ciò che possiamo fare è evitare di aggiungere sofferenza alla sofferenza reagendo a ciò che non ci piace.

Come cita Chandra Livia Candiani nel libro “Il silenzio è cosa viva”, la paura è sempre nel tempo. E’ nel passato, la paura di qualcosa che è già avvenuto e temiamo ritorni e si ripeta. O nel futuro come anticipazione di qualcosa. O nel presente come ansia che non ci permette di sentire quel che sta realmente accadendo. La consapevolezza non appartiene al tempo, vive nel fluire, trascorre, tutt’uno con la vita stessa…La consapevolezza non osserva il fiume, è il fiume.  

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