Essere una buona madre

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Cosa vuoi dire essere una buona madre? Me lo sono chiesta molte volte. Mettere al mondo dei figli è una grande responsabilità, una responsabilità che spesso fa paura perché temi di sbagliare e di non farcela.

Ma “Essere una buona madre”, vuol dire essere una donna adulta, una donna che riconosce se stessa e i propri bisogni, una donna che ascolta la sua parte bambina, accoglie anche la sua parte ferita e riesce a mostrarsi autentica ai propri figli, con la sua forza ma anche la sua debolezza e umanità, che sa chiedere scusa quando sbaglia, che non entra in competizione, quando i propri bisogni non possono essere immediatamente soddisfatti perché è necessario fare un passo indietro e comprendere la situazione, una persona che non dimentica se stessa per adeguarsi agli altri.

Quando sono diventata madre, pensavo che la mia vita dovesse essere dedicata ai miei bimbi, che tutto dovesse ruotare intorno a loro. Dimenticare se stessi per gli altri, non è mai una buona idea. I bambini imparano dall’esempio, da come ci comportiamo, relazioniamo, reagiamo, da come li guardiamo. Siamo i loro mentori, le loro guide, e abbiamo il diritto e il dovere di guardarci dentro e capire cosa vogliamo veramente, e di gridare al mondo, basta, non ce la faccio più, se non stiamo vivendo la vita che vogliamo.

Non è possibile essere perfetti, mi capita di ripetere gli stessi errori con i miei figli, di alzare troppo la voce, di essere giudicante, di pretendere troppo da loro, di non passare del tempo di qualità con loro. Il senso di colpa si fa sentire, trovare un equilibrio per tenere assieme tutti gli aspetti della vita sembra quasi impossibile.

E’ importante riconoscere che spesso funzioniamo in un determinato modo, reagiamo nella stessa maniera a precisi stimoli, però è fondamentale capire che noi non siamo solo quello, il come funzioniamo non ci identifica. Spesso dopo una determinata reazione ci giudichiamo malissimo, e generalizziamo credendo di essere sempre così, ma questo è solo un aspetto di noi. Possiamo arrabbiarci in un determinato momento, ma non siamo la rabbia, possiamo essere tristi perciò che vediamo o ci accade ma non siamo solo quella cosa lì.

Iniziare a rimanere presenti, smettere di combattere contro il nostro giudice interiore, smettere di credere ciecamente a tutte le sue parole, è un processo lento che richiede tempo, ma che può essere allenato.

E’ un percorso, è un cammino e quello che ogni giorno mi fa andare avanti, quello che mi sprona a non mollare, a cercare un cambiamento, seppur piccolo, è l’amore incondizionato che riescono a darti i bambini, quella seconda chance che ti offrono sempre, quella totale fiducia in te, nonostante i continui sbagli. Tutto questo è un enorme dono, io credo che un amore così puro non esista altrove. Già questo è un motivo di infinita gratitudine e una spinta a fare del proprio meglio.

Attraverso i loro occhi, riconosciamo noi stessi, e possiamo scoprire e curare le nostre ferite.

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