La vita è un sogno

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Adoro passeggiare in solitudine lungo il torrente Leno e giungere fino alla ciclabile che incontra L’Adige. La mattina presto, prima che il mondo si svegli, quando è difficile incontrare qualcuno, se non qualche signore che porta a spasso il cane. Dove tutto sembra fermarsi e nulla sembra esistere.

Hai tutto a disposizione, un cielo immenso davanti, l’acqua che scorre, l’aria frizzantina sulla pelle che ti entra nei polmoni. Per un attimo ti senti viva e sei un tutt’uno con ciò che ti circonda. In quel momento la tua mente è a riposo, rimane senza parole e sullo sfondo.

In quel momento percepisci solo il tuo Essere. Il momento non dura molto perché il rumore della mente riprende, arrivano i pensieri, i giudizi, i commenti su ciò che si sta osservando, arrivano i ricordi del passato, fantasie e preoccupazioni sul futuro. Se sono abbastanza consapevole me ne accorgo dopo un po’ e lascio andare tutti i pensieri e ritorno a ciò che sto vivendo in quel preciso istante.

Una frase di Eckhart Tolle che mi risuona molto è questa: l’unica cosa reale del tuo viaggio è il passo che stai compiendo in quel preciso momento, è tutto ciò che esiste. Ed è proprio durante le mie passeggiate che ho sperimentato questo concetto. Mi sono resa conto che l’esperienza che stavo vivendo, l’idea mentale di quella esperienza poteva essere benissimo un sogno. Se ci pensiamo non c’è molta differenza tra la realtà e i sogni. A volte alcuni sogni sono così reali che facciamo fatica a capire che sono davvero sogni, a volte vorremmo che la realtà non fosse così com’è ma fosse solo un brutto sogno.

L’intuizione è questa: quando siamo costantemente proiettati nel futuro o stiamo rivivendo il passato, ossia siamo inconsapevoli, completamente rapiti dalla nostra mente, siamo dentro a un sogno, tutto ciò è pura illusione e non è tanto diverso da quando stiamo dormendo veramente.

Viviamo una vita in attesa, stiamo sempre aspettando, aspettiamo in fila al supermercato, aspettiamo in fila per entrare in uno ristorante, in coda in autostrada, aspettiamo che arrivi il domani che speriamo migliore del presente, aspettiamo che i figli crescano per avere tempo libero, aspettiamo l’estate per le vacanze. Stiamo trascorrendo la nostra intera esistenza aspettando di cominciare a vivere.

Riconosco che cado ancora in questo stato mentale, questo modo di vivere è stata la mia ancora di sopravvivenza per tantissimi anni della mia vita, quando rifiutavo il mio presente, perché non mi piaceva e mi consolavo con l’idea di un futuro migliore, vivendo nella speranza che le cose per miracolo potessero migliorare.

Poi una persona, che oggi ringrazio, mi ha detto TU, Sara, sei una persona completamente mentale. Lì per lì mi sono offesa, poi ho cercato giustificazioni dicendo che non c’è alcun male nell’essere mentali cioè razionali. Solo dopo alcuni anni ho capito il significato di quelle parole e adesso riesco a vedere chiaramente quando divento “mentale”: significa essere addormentati, vuol dire vivere nell’illusione costante, vuol dire vivere in un sogno.

Ogni tipo di attesa non fa altro che creare inconsapevolmente un conflitto interiore tra il tuo qui e ora, dove non vuoi essere, e il futuro proiettato, dove desideri stare. Ciò riduce la qualità della vita facendo perderti il presente e creando molta sofferenza.

Questi concetti contenuti nei libri di Eckhar Tolle fanno riflettere, egli distingue il concetto di vita da quello di situazione esistenziale. La vita coincide con l’Essere più profondo interiore, essa è già completa, perfetta, integra, la situazione esistenziale è composta dalle circostanze e dalle esperienze. Voler migliorare la propria situazione esistenziale va benissimo, darsi degli obiettivi, raggiungerli ecc. Il problema sorge quando crediamo che tutto ciò sia reale, quando utilizziamo tutto ciò come sostituito della Vita, dell’Essere. Quindi il primo passo è accettare completamente la realtà dove siamo e ciò che abbiamo, essere grati del presente così com’è.

Non è semplice afferrare bene la distinzione tra vita e situazione esistenziale, possiamo provare alcuni barlumi di questo quando ci capitano delle esperienza dove la mente è quieta, ad esempio quando la natura ci coglie di sorpresa regalandoci un paesaggio mozzafiato o quando ci immergiamo totalmente in un’attività che ci dà gioia perdendo la condizione del tempo e di noi stessi.

La consapevolezza che tutto sia un’illusione che ci creiamo, sposta l’attenzione sul fatto che non è necessario vivere come tutto fosse un dramma, possiamo vivere con maggior leggerezza, possiamo vivere come tutto ciò fosse un gioco, come fanno i bambini che finché sono piccoli sono liberi dalla dimensione del tempo e vivono pienamente il presente, possiamo cercare di guardare in faccia ciò che ci spaventa invece di continuare a scappare.

E quindi cogliamo questa bella opportunità e cerchiamo di mettere a nudo l’illusione, facendolo però con gentilezza e amore e senza giudizio. Pema Chödrön dice che si può iniziare a praticare ciò, rendendosi conto che qualsiasi cosa succeda non è né l’inizio né la fine. Si tratta sempre della stessa normale esperienza umana che capita alla gente fin dall’inizio dei tempi.  Pensieri, emozioni, stati d’animo, ricordi vanno e vengono. Invece di lottare, possiamo osservare la nostra mente e lasciare spazio perché si presenti tutto. Nel mezzo di tutto questo gran marasma vi è sempre uno spazio aperto, e se continuiamo ad osservare tutto ciò con gentilezza amorevole, questo spazio continuerà ad espandersi. Lasciare spazio e non reagire subito ai pensieri, emozioni, situazioni che si presentano, ci permette di fermarci e di scoprire che sotto tutto il nostro parlare, agitarci, ci manca la terra sotto i piedi e ciò genera paura e irrequietezza. Se continuiamo a non ascoltarci e reagiamo in maniera automatica, sorgono comportamenti ansiosi e manipolativi, aggressivi, ma se invece di scappare stiamo lì con quella irrequietezza e la osserviamo senza giudizio possiamo scoprire in che modo solitamente aumentiamo il nostro dolore e la nostra confusione, in che modo ci facciamo del male. Non ingigantiamo quindi le cose. Imparare a fermarsi per un momento, a non fare impulsivamente e ripetutamente la stessa cosa. Fermarsi, semplicemente anziché riempire immediatamente lo spazio, è un esperienza che trasforma.

Il potere di adesso. Una guida all’illuminazione spirituale. Eckhart Tolle.

Se il mondo di crolla adosso: consigli dal cuore per tempi difficili. Pema Chödrön

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